La maggior parte dei blogger in circolazione è arrivata all'età della - presunta - ragione in un arco di tempo nel quale i blog nemmeno esistevano.
Vuol dire che in realtà è tagliata fuori da questo campo, e che solo i cosiddetti nativi digitali sono degni di digitare e mandare in rete?
A ben vedere, le lezioni più importanti sul comunicare online non arrivano da corsi specialistici, da software diabolici né tantomeno da tattiche ardite per scalare i motori di ricerca.
Le lezioni fondamentali le abbiamo già incamerate molto prima che certi algoritmi informatici regolassero le nostre ventiquattr'ore al giorno.
Forse non ci abbiamo fatto caso, o forse chi ce le ha impartite non si è preso la briga di dirci che sarebbero tornate utili nell'era digitale.
Ma l'importante è che quelle lezioni sono arrivate a noi e ora le possediamo.
E sono arrivate a noi dalle parole dei nostri genitori, dai consigli di fratelli e sorelle più grandi, dai racconti degli amici, dai moniti e dalle dritte dei nostri insegnanti.
Le lezioni veramente importanti che ogni blogger dovrebbe usare ci sono arrivate mentre crescevamo, mentre ci educavano a stare al mondo, con buon senso, saggezza e autorevolezza.
Prima di pensare di fare del buon blogging perché conosci ogni piega del web, chiediti se invece la tua bravura non consista in realtà nell'applicare la saggezza dei grandi che hanno guidato il tuo cammino fino a oggi.
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lunedì 11 maggio 2015
venerdì 18 aprile 2014
Essere scrittore o fare lo scrittore?
Per chi si occupa di scrittura le parole sono o dovrebbero essere fondamentali.
Quando le parole non sono precise, non lo sono nemmeno le definizioni, e quindi si crea confusione, una confusione che permea chi scrive e chi legge, provocando crisi d'identità.
La rete ha cambiato molto: non è che prima non si potesse scrivere, ma farsi leggere non era così semplice; oggi invece con internet è molto più facile intercettare lettori più o meno interessati agli argomenti dei quali ci occupiamo scrivendo.
Comunemente si pensa a uno scrittore come a qualcuno che scrive qualcosa come libri, poesie, storie, notizie, resoconti, riflessioni.
Se però andiamo dietro a ogni singolo genere di scrittura, agli stili, alle tecniche, alle correnti e al tipo di destinatario, saranno più le differenze che i punti in comune, e ci sembrerà ci siano troppi modi per pensare alla scrittura.
Quando ci sono troppe cose, a volte, è come se non ce ne fosse nessuna.
Bisognerebbe trovare qualcosa che definisca gli scrittori al di là della forma e della modalità della loro espressione.
Possibile?
Quanti tipi di scrittori ci sono?
Quando le parole non sono precise, non lo sono nemmeno le definizioni, e quindi si crea confusione, una confusione che permea chi scrive e chi legge, provocando crisi d'identità.
La rete ha cambiato molto: non è che prima non si potesse scrivere, ma farsi leggere non era così semplice; oggi invece con internet è molto più facile intercettare lettori più o meno interessati agli argomenti dei quali ci occupiamo scrivendo.
Comunemente si pensa a uno scrittore come a qualcuno che scrive qualcosa come libri, poesie, storie, notizie, resoconti, riflessioni.
Se però andiamo dietro a ogni singolo genere di scrittura, agli stili, alle tecniche, alle correnti e al tipo di destinatario, saranno più le differenze che i punti in comune, e ci sembrerà ci siano troppi modi per pensare alla scrittura.
Quando ci sono troppe cose, a volte, è come se non ce ne fosse nessuna.
Bisognerebbe trovare qualcosa che definisca gli scrittori al di là della forma e della modalità della loro espressione.
Possibile?
Quanti tipi di scrittori ci sono?
martedì 31 dicembre 2013
Un 2014 pieno di scrittura
Ci siamo, da domani tutte le promesse per migliorare la tua vita, che hai fatto e che aggiungerai fino alla mezzanotte, dovranno diventare realtà.
Paura?
Se hai fatto questi errori nel formularle, ti capisco.
Quali errori?
Il primo è prometterti dei risultati invece di prometterti dei cambiamenti di abitudine.
Una cosa è dire da domani voglio pesare la metà, un'altra è dire da domani mangerò dolci solo una volta la settimana.
Il secondo errore è esagerare nell'ottimismo.
Una cosa è dire da domani voglio risparmiare il 30 % del mio stipendio, un'altra è dire da domani metto da parte 10 € la settimana.
Se nel 2014 vuoi vedere un sensibile miglioramento nella tua scrittura, nella tua produttività, allora devi partire con un obiettivo sostenibile e realistico.
Paura?
Se hai fatto questi errori nel formularle, ti capisco.
Quali errori?
Il primo è prometterti dei risultati invece di prometterti dei cambiamenti di abitudine.
Una cosa è dire da domani voglio pesare la metà, un'altra è dire da domani mangerò dolci solo una volta la settimana.
Il secondo errore è esagerare nell'ottimismo.
Una cosa è dire da domani voglio risparmiare il 30 % del mio stipendio, un'altra è dire da domani metto da parte 10 € la settimana.
Se nel 2014 vuoi vedere un sensibile miglioramento nella tua scrittura, nella tua produttività, allora devi partire con un obiettivo sostenibile e realistico.
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domenica 29 dicembre 2013
Una buona ragione per (smettere di) scrivere
Da una parte, è come se ti stessi dicendo che questo post vale doppio, e quindi vale la pena di scrivere (e leggere).
Dall'altra parte, è come se stessi tentando di contraddire la logica, dicendo che una cosa è e nello stesso tempo non è (e Aristotele mi sculaccerebbe).
Partiamo dalla versione senza parentesi: una buona ragione per scrivere.
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mercoledì 28 agosto 2013
Il vero successo nella scrittura
Scrivere è una faticaccia.
Puoi immaginare tutti quelli che si mettono davanti al computer per buttare giù qualcosa che sia degno di essere condiviso sulla rete: da incubo.
E non sto parlando della qualità: perché scrivere qualcosa che poi valga anche la pena leggere, una volta che la rete ce l'ha messa davanti, è un evento da festeggiare.
Con queste tre frasi potrei anche chiuderla qui e usarle come commiato dalla scrittura online.
Ma dopo quattro anni di presenza in rete, tra ebook, videocorsi, seminari e centinaia di post, per non parlare delle varie forme in cui comunico online, sedermi a scrivere diventa sempre più un momento di autoriconoscimento, libero da scopi altri, soprattutto se oltre a scrivere rifletto sulla scrittura stessa, come faccio in questo blog.
Scrivere professionalmente non mi basta più, è diventata una questione di onestà, nel tentativo di non separare me stesso che scrive da me stesso che esiste e basta.
E a distanza di tempo, mi è più facile tentare di ricavare dalla mia esperienza un po' di consigli.
Consigli che do innanzitutto a me stesso, per ricordarmi che cosa ho imparato post dopo post, ma con l'auspicio che possano esserti utile, sulla strada della tua scrittura online.
Puoi immaginare tutti quelli che si mettono davanti al computer per buttare giù qualcosa che sia degno di essere condiviso sulla rete: da incubo.
E non sto parlando della qualità: perché scrivere qualcosa che poi valga anche la pena leggere, una volta che la rete ce l'ha messa davanti, è un evento da festeggiare.
Con queste tre frasi potrei anche chiuderla qui e usarle come commiato dalla scrittura online.
Ma dopo quattro anni di presenza in rete, tra ebook, videocorsi, seminari e centinaia di post, per non parlare delle varie forme in cui comunico online, sedermi a scrivere diventa sempre più un momento di autoriconoscimento, libero da scopi altri, soprattutto se oltre a scrivere rifletto sulla scrittura stessa, come faccio in questo blog.
Scrivere professionalmente non mi basta più, è diventata una questione di onestà, nel tentativo di non separare me stesso che scrive da me stesso che esiste e basta.
E a distanza di tempo, mi è più facile tentare di ricavare dalla mia esperienza un po' di consigli.
Consigli che do innanzitutto a me stesso, per ricordarmi che cosa ho imparato post dopo post, ma con l'auspicio che possano esserti utile, sulla strada della tua scrittura online.
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mercoledì 17 aprile 2013
Scrivere: desiderio o intenzione?
Scrivo su diversi blog, come forse saprai.
Questo può far pensare che io semplicemente abbia un tale desiderio di scrivere da aver bisogno di più spazio.
Eppure, il post che stai leggendo non c'entra un bel niente con il mio desiderio di scrivere.
Se io dovessi seguire i miei desideri riguardo alla frequenza di pubblicazione dei post, ci sarebbero giorni in cui tempesterei i blog di articoli e giorni di secca tremenda.
Per fortuna, è la mia intenzionalità e non i miei desideri a determinare il mio lavoro di scrittura.
Io desidero scrivere ma non mi sento terrorizzato dal dover scrivere sempre.
Alcune volte sono distratto, altre volte la concentrazione latita, altra ancora ho poca fiducia nelle mie capacità.
Mi piacerebbe scrivere sempre e solo quando sono ispirato.
Tuttavia, è proprio il giorno in cui manca l'ispirazione a fare la differenza tra chi vuole scrivere e chi scrive.
Questo può far pensare che io semplicemente abbia un tale desiderio di scrivere da aver bisogno di più spazio.
Eppure, il post che stai leggendo non c'entra un bel niente con il mio desiderio di scrivere.
Se io dovessi seguire i miei desideri riguardo alla frequenza di pubblicazione dei post, ci sarebbero giorni in cui tempesterei i blog di articoli e giorni di secca tremenda.
Per fortuna, è la mia intenzionalità e non i miei desideri a determinare il mio lavoro di scrittura.
Io desidero scrivere ma non mi sento terrorizzato dal dover scrivere sempre.
Alcune volte sono distratto, altre volte la concentrazione latita, altra ancora ho poca fiducia nelle mie capacità.
Mi piacerebbe scrivere sempre e solo quando sono ispirato.
Tuttavia, è proprio il giorno in cui manca l'ispirazione a fare la differenza tra chi vuole scrivere e chi scrive.
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sabato 6 ottobre 2012
Scrivere come Michelangelo: tre ispirazioni
Michelangelo Buonarroti.
Non c'è bisogno di scrivere altro, dopo questo nome e cognome.
Si fa prima a dire quante persone non conoscono almeno per sommi capi chi sia quest'artista simbolo dell'ultimo grande periodo della cultura italiana (perché nel XVII secolo la produzione artistico-letteraria si perde in un tripudio di sensi per impressionare che genereranno poi una reazione a freddo dettata dal vento illuminista).
Ed è giusto pensare che dai grandi dobbiamo trarre importanti lezioni.
Sì, anche noi che scriviamo modesti blog per pochi lettori affezionati, possiamo farci una domanda pregna di significato.
Che cosa possiamo imparare dalle opere di un grande artista?
Quali stimoli possiamo derivare dalla contemplazione del suo genio?
Che cosa ha da dirci Michelangelo prima di accingerci a battere i tasti e pubblicare l'ennesimo testo?
Non c'è bisogno di scrivere altro, dopo questo nome e cognome.
Si fa prima a dire quante persone non conoscono almeno per sommi capi chi sia quest'artista simbolo dell'ultimo grande periodo della cultura italiana (perché nel XVII secolo la produzione artistico-letteraria si perde in un tripudio di sensi per impressionare che genereranno poi una reazione a freddo dettata dal vento illuminista).
Ed è giusto pensare che dai grandi dobbiamo trarre importanti lezioni.
Sì, anche noi che scriviamo modesti blog per pochi lettori affezionati, possiamo farci una domanda pregna di significato.
Che cosa possiamo imparare dalle opere di un grande artista?
Quali stimoli possiamo derivare dalla contemplazione del suo genio?
Che cosa ha da dirci Michelangelo prima di accingerci a battere i tasti e pubblicare l'ennesimo testo?
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sabato 14 luglio 2012
3 idee per fare la rivoluzione dentro di te
Visto che oggi ricordiamo la presa della Bastiglia, forse il modo migliore di festeggiare è portare quell'atmosfera dentro di noi.
Come?
La scrittura è una pratica e, come tutte le pratiche, può facilmente irrigidirsi e scimmiottare se stessa.
Così, la persona veramente abile si accorge dei momenti in cui s'impantana e riesce a trovare il modo di tirarsi fuori trascinandosi per i suoi stessi capelli, come fa il barone di Münchhausen.
Forse le tre idee qui di seguito potranno suggerirti il modo di operare questa magia su di te.
Perciò, se la tua creatività ti sembra in stallo e se avverti stanchezza nella tua pratica di scrittura, applica queste tre strategie per tirartene fuori.
Non devi necessariamente applicarle tutte, può darsi benissimo che solo alcune calzino alla perfezione su di te.
Così come è possibile che alcune idee funzionino meglio in certe aree della tua vita e del tuo lavoro, mentre altre trovano la loro ragion d'essere in contesti differenti.
L'importante è che oltre a leggerle tu provi ad applicarle, a trasformarle in realtà.
In due parole, a cambiarti.
Come?
La scrittura è una pratica e, come tutte le pratiche, può facilmente irrigidirsi e scimmiottare se stessa.
Così, la persona veramente abile si accorge dei momenti in cui s'impantana e riesce a trovare il modo di tirarsi fuori trascinandosi per i suoi stessi capelli, come fa il barone di Münchhausen.
Forse le tre idee qui di seguito potranno suggerirti il modo di operare questa magia su di te.
Perciò, se la tua creatività ti sembra in stallo e se avverti stanchezza nella tua pratica di scrittura, applica queste tre strategie per tirartene fuori.
Non devi necessariamente applicarle tutte, può darsi benissimo che solo alcune calzino alla perfezione su di te.
Così come è possibile che alcune idee funzionino meglio in certe aree della tua vita e del tuo lavoro, mentre altre trovano la loro ragion d'essere in contesti differenti.
L'importante è che oltre a leggerle tu provi ad applicarle, a trasformarle in realtà.
In due parole, a cambiarti.
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mercoledì 4 luglio 2012
le tre verità per essere creativi
Che tu scriva per lavoro o per passione, meglio ancora per entrambi i motivi, allora tu affronti come me e tanti altri il problema dei problemi: trovare il contenuto.
Da tre anni, su questo blog, cerco di fornirti il meglio che mi è possibile, dalla mia esperienza e da quella di colleghi, studenti, persone che ammiro, libri che leggo.
Lo faccio per te ma lo faccio anche per me.
Sincero?
Soprattutto per me.
Perché anch'io come te ho bisogno di trovare idee.
Anch'io come te mi batto contro l'indolenza.
Anch'io come te temo di non mettere le parole nel modo giusto.
Anch'io come te esito prima di cliccare su "pubblica".
Anch'io come te dubito del destino dei miei pezzi.
Allora io, tu, e quelli come noi, abbiamo bisogno di ricordarci di queste tre verità, irrinunciabili.
Da tre anni, su questo blog, cerco di fornirti il meglio che mi è possibile, dalla mia esperienza e da quella di colleghi, studenti, persone che ammiro, libri che leggo.
Lo faccio per te ma lo faccio anche per me.
Sincero?
Soprattutto per me.
Perché anch'io come te ho bisogno di trovare idee.
Anch'io come te mi batto contro l'indolenza.
Anch'io come te temo di non mettere le parole nel modo giusto.
Anch'io come te esito prima di cliccare su "pubblica".
Anch'io come te dubito del destino dei miei pezzi.
Allora io, tu, e quelli come noi, abbiamo bisogno di ricordarci di queste tre verità, irrinunciabili.
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lunedì 1 agosto 2011
Chi altro vuole guadagnarsi da vivere scrivendo?
Ti fanno una sola domanda. Poco prima di diplomarti alla scuola di giornalismo, ti chiedono di immaginarti nei panni di un reporter. Lavori in un importante quotidiano di una grande città e una sera, la vigilia di Natale, il caporedattore ti spedisce a indagare su un caso di morte.
La polizia e l'ambulanza sono già sul posto. Il corridoio dello squallido condominio è già stipato di vicini in accappatoio e ciabatte. Nell'appartamento c'è una giovane coppia che singhiozza accanto all'albero di Natale. Il figlio è morto soffocato da uno degli addobbi dell'albero. Raccogli i dati che ti servono, nome del bambino, età e via dicendo, dopodiché torni in redazione che è quasi mezzanotte e riesci a finire l'articolo giusto in tempo per mandarlo in stampa.
Lo fai leggere al caporedattore e lui te lo stronca perché non hai scritto di che colore era l'addobbo. Rosso o verde? Vederlo era impossibile, e a te non è venuto in mente di chiederlo.
Dalla tipografia strillano che bisogna chiudere la prima pagina, e tu hai solo due scelte.
Chiamare i genitori e farti dire il colore.
O rifiutarti di chiamarli e perdere il lavoro.
[...]
Quella domanda di deontologia devono per forza fartela a fine corso, perché a quel punto non puoi più tornare indietro. Hai le rate del prestito studentesco da rimborsare. A distanza di anni e anni, il sottoscritto è giunto alla conclusione che il vero senso della domanda è: Sei sicuro di volerti guadagnare da vivere così?
Certo, è un pezzo di fiction tratto da Ninna Nanna, e in più l'ha scritto Chuck Palahniuk che non ci va certo piano.
Però la domanda ci riguarda tutti, appassionati di scrittura, aspiranti scrittori e giornalisti, blogger e produttori di parole e (si spera) di significati:
Sei sicuro di volerti guadagnare da vivere così?
Buone vacanze...
La polizia e l'ambulanza sono già sul posto. Il corridoio dello squallido condominio è già stipato di vicini in accappatoio e ciabatte. Nell'appartamento c'è una giovane coppia che singhiozza accanto all'albero di Natale. Il figlio è morto soffocato da uno degli addobbi dell'albero. Raccogli i dati che ti servono, nome del bambino, età e via dicendo, dopodiché torni in redazione che è quasi mezzanotte e riesci a finire l'articolo giusto in tempo per mandarlo in stampa.
Lo fai leggere al caporedattore e lui te lo stronca perché non hai scritto di che colore era l'addobbo. Rosso o verde? Vederlo era impossibile, e a te non è venuto in mente di chiederlo.
Dalla tipografia strillano che bisogna chiudere la prima pagina, e tu hai solo due scelte.
Chiamare i genitori e farti dire il colore.
O rifiutarti di chiamarli e perdere il lavoro.
[...]
Quella domanda di deontologia devono per forza fartela a fine corso, perché a quel punto non puoi più tornare indietro. Hai le rate del prestito studentesco da rimborsare. A distanza di anni e anni, il sottoscritto è giunto alla conclusione che il vero senso della domanda è: Sei sicuro di volerti guadagnare da vivere così?
Certo, è un pezzo di fiction tratto da Ninna Nanna, e in più l'ha scritto Chuck Palahniuk che non ci va certo piano.
Però la domanda ci riguarda tutti, appassionati di scrittura, aspiranti scrittori e giornalisti, blogger e produttori di parole e (si spera) di significati:
Sei sicuro di volerti guadagnare da vivere così?
Buone vacanze...
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sabato 14 maggio 2011
La scrittura viziosa
Sette P ne la fronte mi descrisse
col punton de la spada, e "Fa' che lavi,
quando se' dentro, queste piaghe", disse.
Con queste parole, in Purgatorio 112-114, Dante Alighieri racconta come l'Angelo simbolo della giustizia divina incida sulla sua fronte i sette segni dei vizi capitali - poi chiamati peccati - che verranno lavati via percorrendo le sette cornici del monte.
I sette vizi capitali, come anche le virtù, son stati abilmente rubati ad Aristotele - via Cicerone - dai teologi e dai padri della Chiesa come San Tommaso d'Aquino, e trasferite di sana pianta nel Cristianesimo.
È un bel po' che gli esseri umani "sanno" di avere questa tara insita nel proprio animo e cercano ogni mezzo per non farsene travolgere.
Poiché Dante rappresenta l'intero genere umano, a ben vedere questa propensione al vizio ce l'abbiamo tutti.
Superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia fanno capolino da dietro a parecchi comportamenti, eclatanti o banali, e possono dettare segretamente qualsiasi nostra azione.
Anche la scrittura?
Sì, persino in un testo scritto si può ravvisare la loro influenza.
Come evitare la scrittura viziosa?
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domenica 3 aprile 2011
Come rovinare la tua scrittura in otto mosse
I am my own worst enemy, dice una canzone dei Green Day, e non c'è da dubitare sulla veridicità di questa frase.
Se pensi per un attimo a quante cose hai fatto già nella tua vita nonostante la paura che provavi prima di farle puoi renderti conto di che razza di produttore di fantasmi tu sia.
Ma non sei la sola persona vittima del suo stesso sintomo, siamo proprio in tanti.
Nel mondo della scrittura funzionale questo problema è quasi più acuto rispetto al mondo della narrativa o della scrittura artistica in genere: mentre tra i "creativi" è più facile trovare persone effettivamente poco dotate che pensano di saper scrivere, nel mondo dei testi informativi la qualità media è più alta, ma ciò che manca è la forza.
Forse in questo stesso momento stai rovinando la tua capacità di dare forza alla tua scrittura, in uno di questi otto modi.
Fa' attenzione.
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giovedì 24 febbraio 2011
Mettiti lì e scrivi
Come si fa a scrivere?
Se lo chiedi in giro, sentirai risponderti è semplice, ti metti lì e scrivi.
Ti sembra una risposta assurda?
Non lo è: vuol dire che è qualcosa che fai con intenzione, con costanza, ogni giorno, per ore, a scadenze fisse, fa parte di te.
C'è chi lo fa trovando la forza di organizzarsi, e chi decide di farsi accompagnare in un percorso testato, come puoi fare in Accademia di scrittura, ma alla fine si tratta di pianificare i tempi per dedicarvisi e rispettarli.
La spiegazione non pecca di logica, eppure senti che non quadra.
Il consiglio sembra ineccepibile, e nello stesso tempo appare impossibile da seguire.
Troppo semplice, ti metti lì e scrivi.
Quando la semplicità non serve a chiarire cosa fare, anzi lo fa sembrare ancora più impensabile, allora non è una cosa buona.
Anche perché così alcuni hanno pronta la scusa per non mettersi lì a scrivere, visto che di questo si tratta.
Come se ne esce?
Se lo chiedi in giro, sentirai risponderti è semplice, ti metti lì e scrivi.
Ti sembra una risposta assurda?
Non lo è: vuol dire che è qualcosa che fai con intenzione, con costanza, ogni giorno, per ore, a scadenze fisse, fa parte di te.
C'è chi lo fa trovando la forza di organizzarsi, e chi decide di farsi accompagnare in un percorso testato, come puoi fare in Accademia di scrittura, ma alla fine si tratta di pianificare i tempi per dedicarvisi e rispettarli.
La spiegazione non pecca di logica, eppure senti che non quadra.
Il consiglio sembra ineccepibile, e nello stesso tempo appare impossibile da seguire.
Troppo semplice, ti metti lì e scrivi.
Quando la semplicità non serve a chiarire cosa fare, anzi lo fa sembrare ancora più impensabile, allora non è una cosa buona.
Anche perché così alcuni hanno pronta la scusa per non mettersi lì a scrivere, visto che di questo si tratta.
Come se ne esce?
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martedì 1 febbraio 2011
Il vero motivo per cui scrivi
Cos'è che ti fa desiderare di sottometterti alla fatica di scrivere articoli o post, e ti spinge a farti in quattro per avere persone che ti leggano?
Più semplicemente: cos'è che ti fa desiderare di scrivere?
Se avessi dovuto rispondere a questa domanda un anno fa forse avrei risposto che c'è una sorta di spinta naturale.
Ma dopo tutto questo tempo, io so che qualcosa è cambiato.
Post dopo post, ho identificato sempre meglio ciò che mi sta a cuore dire e scrivere.
E il momento in cui una persona - io, tu, chiunque - riesce a trovare la sua voce, è il momento in cui la sua vita acquista una grazia inedita.
Per questo, trovare la tua voce è imprescindibile dal voler vivere una vita ricca e dedicarsi alla scrittura.
Più semplicemente: cos'è che ti fa desiderare di scrivere?
Se avessi dovuto rispondere a questa domanda un anno fa forse avrei risposto che c'è una sorta di spinta naturale.
Ma dopo tutto questo tempo, io so che qualcosa è cambiato.
Post dopo post, ho identificato sempre meglio ciò che mi sta a cuore dire e scrivere.
E il momento in cui una persona - io, tu, chiunque - riesce a trovare la sua voce, è il momento in cui la sua vita acquista una grazia inedita.
Per questo, trovare la tua voce è imprescindibile dal voler vivere una vita ricca e dedicarsi alla scrittura.
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sabato 15 gennaio 2011
Io sono... un blogger: il mantra vincente
Inutile nasconderlo: se scrivo questo blog - e non solo - è perché mi piace il riscontro che ottengo.
Ci sono periodi in cui quest'obiettivo mi pervade, altri nei quali si diluisce, ma sempre e comunque sono qui perché sapere di fare qualcosa che ti è utile mi gratifica.
Non solo è il mio obiettivo, ma nei miei stessi scritti cerco di consigliare a te come ottenerlo, ossia come scrivere e incassare dei bei riscontri.
Finché si tratta di illustrare qualche tecnica, elencare principi formali, suggerire correzioni e miglioramenti stilistici la cosa fila liscia: se a qualcuno può sembrare che io scriva molto, sappia che in realtà leggo il quadruplo, oltre ad ascoltare musica, vedere film eccetera.
Quindi, il serbatoio è sempre pieno di idee.
Ma i post che prediligo sono quelli nei quali possiamo riflettere insieme sugli atteggiamenti mentali, sulle abitudini del nostro essere autori.
La riflessione più importante in assoluto è questa, perché verte non solo su ciò che scriviamo ma su ciò che siamo.
Ho consigliato di recente l'uso "smodato" del tu per orientarsi verso il lettore, ma oggi voglio esagerare con l'io, perché mi sembra il modo migliore per dirti come secondo me dev'essere chi scrive blog.
Se ripeterai ogni giorno le frasi che seguono, come un mantra, io ti garantisco che svilupperai tutte le qualità elencate in te...
...prima o poi ;-)
Ci sono periodi in cui quest'obiettivo mi pervade, altri nei quali si diluisce, ma sempre e comunque sono qui perché sapere di fare qualcosa che ti è utile mi gratifica.
Non solo è il mio obiettivo, ma nei miei stessi scritti cerco di consigliare a te come ottenerlo, ossia come scrivere e incassare dei bei riscontri.
Finché si tratta di illustrare qualche tecnica, elencare principi formali, suggerire correzioni e miglioramenti stilistici la cosa fila liscia: se a qualcuno può sembrare che io scriva molto, sappia che in realtà leggo il quadruplo, oltre ad ascoltare musica, vedere film eccetera.
Quindi, il serbatoio è sempre pieno di idee.
Ma i post che prediligo sono quelli nei quali possiamo riflettere insieme sugli atteggiamenti mentali, sulle abitudini del nostro essere autori.
La riflessione più importante in assoluto è questa, perché verte non solo su ciò che scriviamo ma su ciò che siamo.
Ho consigliato di recente l'uso "smodato" del tu per orientarsi verso il lettore, ma oggi voglio esagerare con l'io, perché mi sembra il modo migliore per dirti come secondo me dev'essere chi scrive blog.
Se ripeterai ogni giorno le frasi che seguono, come un mantra, io ti garantisco che svilupperai tutte le qualità elencate in te...
...prima o poi ;-)
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martedì 28 settembre 2010
Un anno di Scrivibene.com!
Tanti auguri a me e a questa creatura il cui pensiero mi accompagna ogni giorno.
Per l'occasione, voglio pubblicare un appunto che risale a qualche mese fa: gli otto pilastri della mia scrittura.
Li avevo custoditi per una sorta di pudore, e me li rileggevo ogni tanto, come a misurare le condizioni della creatura.
La ricorrenza mi sembra il momento giusto per condividerli con te.
Insieme alla torta, si capisce.
Buona lettura
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giovedì 2 settembre 2010
Lo scopo della scrittura
Semplice: il modo in cui ti fa sentire.
La possibilità di esprimerti lasciando un segno, di svelare ciò che è celato, di soffiare vita in parole, carta, schermo, che di per sé vita non hanno, apre le porte a un senso di benessere e ti fa provare gratitudine per il privilegio di poter scrivere.
E il tuo benessere è qualcosa - forse l'unica - per cui essere grati.
Scrivere avendo come faro questo senso di gratitudine ti aiuta a notarlo, a catturarlo, a nominarlo, a condividerlo.
La gratitudine cambia il modo in cui scrivi, e scrivere con gratitudine cambia te.
Scrivere di cosa?
A volte basta notare la straordinaria ordinarietà delle persone, dei luoghi, della vita che attraversi.
Ma è un sistema che non funziona, né per te, né per gli altri, né per la scrittura, se non imprigioni i dettagli, la specificità di ogni esperienza che fai.
La gratitudine di cui parlo è refrattaria alla banalità.
Eleggila come scopo della tua scrittura ed essa cambierà le parole che scriverai.
La possibilità di esprimerti lasciando un segno, di svelare ciò che è celato, di soffiare vita in parole, carta, schermo, che di per sé vita non hanno, apre le porte a un senso di benessere e ti fa provare gratitudine per il privilegio di poter scrivere.
E il tuo benessere è qualcosa - forse l'unica - per cui essere grati.
Scrivere avendo come faro questo senso di gratitudine ti aiuta a notarlo, a catturarlo, a nominarlo, a condividerlo.
La gratitudine cambia il modo in cui scrivi, e scrivere con gratitudine cambia te.
Scrivere di cosa?
A volte basta notare la straordinaria ordinarietà delle persone, dei luoghi, della vita che attraversi.
Ma è un sistema che non funziona, né per te, né per gli altri, né per la scrittura, se non imprigioni i dettagli, la specificità di ogni esperienza che fai.
La gratitudine di cui parlo è refrattaria alla banalità.
Eleggila come scopo della tua scrittura ed essa cambierà le parole che scriverai.
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venerdì 23 luglio 2010
La forza della tua scrittura: l'intenzione
L'intenzione è ciò che mi spinge a scrivere.
Credo potresti intenderla come una sorta di ispirazione che ti scorre dentro.
Quando c'è, ti sembra che una luce - come quella dei puntatori laser - illumini riga per riga ciò che stai stendendo sulla carta o sullo schermo.
Alcuni confondono l'intenzione con l'obiettivo e si dicono adesso scriverò tot parole, non mi alzerò da qui per tot tempo e completerò il mio testo entro quella data o quell'ora.
Nulla di tutto ciò.
L'intenzione è lo scopo della scrittura.
Ma non lo scopo che il testo finito realizzerà, bensì lo scopo che tu realizzerai mentre lo scrivi.
Il senso di verità che ti anima.
Il rapporto che vuoi stabilire.
La differenza che vuoi fare.
La ricerca dell'intenzione è la prima cosa da fare quando la confusione o una certa vaghezza permeano il tuo lavoro.
Credo potresti intenderla come una sorta di ispirazione che ti scorre dentro.
Quando c'è, ti sembra che una luce - come quella dei puntatori laser - illumini riga per riga ciò che stai stendendo sulla carta o sullo schermo.
Alcuni confondono l'intenzione con l'obiettivo e si dicono adesso scriverò tot parole, non mi alzerò da qui per tot tempo e completerò il mio testo entro quella data o quell'ora.
Nulla di tutto ciò.
L'intenzione è lo scopo della scrittura.
Ma non lo scopo che il testo finito realizzerà, bensì lo scopo che tu realizzerai mentre lo scrivi.
Il senso di verità che ti anima.
Il rapporto che vuoi stabilire.
La differenza che vuoi fare.
La ricerca dell'intenzione è la prima cosa da fare quando la confusione o una certa vaghezza permeano il tuo lavoro.
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